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Le mani (italiane) sulla terra

L’Italia non è estranea al fenomeno del land grabbing, anche se gli investimenti in terreni riguardano soprattutto aziende cinesi, indiane o saudite.E i gruppi italiani hanno messo le mani su oltre 1,5 milioni di ettari

“Land-grabbing” in Africa occidentale: la Liberia fa gola ai produttori asiatici olio di palma

La Liberia si presta bene al “land-grabbing”, coi suoi tre milioni e mezzo di abitanti schiacciati tra la Costa d’avorio e la Sierra Leone. Le Nazioni unite mantengono ancora una forte presenza e il World Factbook della CIA conferma che «la sicurezza è ancora fragile». Quale migliore occasione ai più disinvolti investitori per negoziare lucrativi accordi col presidente del Paese, la lady di ferro Ellen Johnson Sirleaf?

La Banca e la terra

La Banca mondiale è «un anomale complesso», conclude de Schutter, e da un lato incoraggia i grandi acquisti di terra - dall'altro commissiona studi che ne dimostrano gli effetti negativi.

Africa, la fame di terra.

L'ultimo caso: due aziende indiane hanno sottoscritto un accordo con il ministro dell'agricoltura e dello sviluppo rurale etiope per ottenere in concessione terreni per una superficie pari a 15 mila ettari. L'obiettivo delle compagnie è di impiantare tea e la pongamia pinnata.

Il nuovo colonialismo: Caccia alla terra coltivabile

Dal luglio 2007 ad aprile 2009, quasi 20 milioni di ettari di terreni coltivabili sono stati oggetto di negoziati e accordi tra governi e società private. Un fenomeno che è stato definito "neocolonialismo". Questo libro racconta chi sono i cacciatori di terra, dove agiscono e quali insidie, ma anche quali opportunità, si nascondono in questo rinnovato interesse per l'agricoltura.