Senegal, colonia della finanza italiana

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Metro 04-03-2014

SENEGAL COLONIA DELLA FINANZA ITALIANA

L’appello di ActionAi e Re:Common alle multinazionali che si accaparrano la terra

Senegal. Questa è una storia che nasce a Ravenna e finisce in Senegal. E, in mezzo, fa il giro del mondo. 

Novemila persone che vivono in 37 villaggi nel nord del Paese africano stanno conducendo una battaglia lunga tre anni contro una ragnatela di società, infilate l’una nell’altra e ramificate in più continenti che contengono l’italiana Tampieri Financial group, che detiene il 51% della senegalese Senhuile SA. Grazie a un decreto ad hoc, quest’ultima ha “affittato” per 50 anni 20 mila ettari di terreno per produrre tra l’altro semi di girasole da esportare in Italia. È una storia di moderna colonizzazione. Il termine esatto è “land grabbing”: scippo della terra. Perchè il progetto riduce alla fame i 37 villaggi, resi aridi, contaminati con i prodotti chimici spruzzati con aerei sui campi che circondano case, scuole, ospedali.

ActionAid, Grain, Crafs e Re:Common sono le ong che hanno lavorato insieme per investigare con ricercatori finanziari di numerosi Paesi per venire a capo della ragnatela societaria e ieri, presso la sede di ActionAid a Roma e alla presenza dei rappresentanti senegalesi della lotta per la terra hanno inviato un appello alla Tampieri.

«Durante le proteste sono morte due persone. Vogliamo che la società ritiri il progetto a causa dell’impatto sociale e ambientale», ci dice Elhadji Samba Sow, rappresentante del collettivo dei villaggi del Ndiel. «Quella era una zona rifugio: vi vivevano più di 100mila animali. E ora è tutto distrutto per fare patate dolci e olio di girasole». O biocarburante, secondo un altro progetto che pare attualmente abbandonato. E anche se negoziare potrebbe essere la strategia ottimale, la popolazione è allo stremo. Dice la battagliera Miriam Sow, di Enda Pronat, associazione senegalese che si batte per un’agricoltura sana: «Cosa diremo alle generazioni future? Che le nostre terre non ci appartengono? Sono loro che non vogliono negoziare. L’unica alternativa è che vadano via».

845mila, gli ettari accaparrati dal 2000 al 2012 in Senegal.

75% della produzione agricola del Senegal è di tipo familiare.

La società
«Il rappresentante della società con cui abbiamo parlato - scrivono le Ong nello studio pubblicato - ha insistito sul fatto che l’interesse per il progetto è di assicurarsi una fornitura di materie prime stabile e sicura, semi di girasole, per olio commestibile. L’impresa lamenta che i mercati delle materie prime agricole sono stati invasi da investitori finanziari con la conseguente alta volatilità dei prezzi. Per aggirare il problema Tampieri dichiara di voler accedere ai terreni in Africa».

(Stefania Divertito)

Original source: Metro
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