Land grabbing in Guatemala: Viaggio tra i piccoli coltivatori di caffè.

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La Repubblica 15.06.2012

IL REPORTAGE

Land grabbing in Guatemala
Viaggio tra i piccoli coltivatori di caffè.

Nella terra dove si coltiva il migliore caffè del mondo, il sempre più diffuso fenomeno dell'accaparramento delle terre da parte di investitori internazionali che, con l'appoggio dei governi locali, acquistano terre utili per produrre cibo destinandolo poi alla produzione di biocarburant, ignorando cinicamente l'impatto sociale, economico e ambientale che ne consegue, e violando i diritti dei piccoli proprietari terrieri

di STEFANIA DONAER
 
GUATEMALA CITY - Inferriate a ogni finestra, terrazze recintate da filo spinato, strade sterrate ingombre di carretti, donne che tengono in equilibrio sulla testa enormi ceste di frutta e ortaggi da vendere al mercato, mucche al guinzaglio di allevatori col machete infilato nella cinta dei pantaloni - la periferia di Guatemala City è un inferno di traffico, smog e povertà. Un ingorgo improvviso, enormi bus colorati in attesa di continuare il loro viaggio suonano senza posa, pickup strabordanti di uomini e animali tentano di farsi strada ignorando qualsiasi regola del codice stradale. Pochi metri più avanti, ecco chiarito il motivo dell'ingorgo. La polizia ha bloccato il passaggio, là dove si intravede un lenzuolo bianco che copre il corpo di un uomo, ucciso in uno scontro a fuoco.

Terre abbandonate e prodotti sottopagati. "In questi suburbios ci sono prostituzione e piccola criminalità legata al traffico di droga", come conseguenza dell'alto tasso di disoccupazione" spiega Emanuel Bran Guzmán, docente di Psicologia delle dinamiche comunitarie all'Università di Guatemala City. I lavoratori agricoli abbandonano le terre e si urbanizzano o tentano di emigrare negli Stati Uniti alla ricerca di migliori condizioni di vita. Molti di loro" prosegue Bran Guzmán, "non riescono ad arrivare a destinazione. Delle circa 400 persone che muoiono nel deserto ogni anno, nel tentativo di attraversare il confine tra Stati Uniti e Messico, si stima che la metà siano piccoli coltivatori di caffè." Il prezzo pagato ai contadini per il caffè, principale fonte di reddito e di occupazione del paese e dal quale dipende la sopravvivenza di circa il 40% della popolazione, è crollato ai livelli di 30 anni fa.

Il migliore caffè del mondo. Proseguendo da Guate (come viene chiamata dai suoi abitanti la capitale del Guatemala) verso ovest passando per Antigua, San Marcos, Sololà fino al Lago di Atitlàn si attraversano le montagne dove si produce uno dei caffè tra i migliori nel mondo. "Nella mia famiglia nasciamo col caffè e viviamo coltivando caffè", racconta Hugo Herman Lopez di San Marcos. "I miei antenati sono morti raccogliendo caffè. Purtroppo, il prezzo che oggi ci offrono per il raccolto non ci consente di sopravvivere. Quando siamo fortunati abbiamo l'indispensabile." prosegue Hugo. "Viviamo alla giornata senza poter sapere se domani ci sarà abbastanza denaro per comprare da mangiare. Ci nutriamo di quello che costa meno: un po' di frutta, verdure... carne non ne mangiamo mai."

Agli ultimi posti dello sviluppo. Ma se si va oltre la fascinazione per il meraviglioso panorama offerto dai vulcani circondati da nuvole così spesse e vicine che pare di poterle afferrare, la foresta di alberi alti più di trenta metri, i siti maya e l'arcobaleno di colori dei vestiti delle donne e dell'artigianato locale, quello che resta è un paese povero, al 116-esimo posto secondo l'Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite. In alcune zone rurali, dove la popolazione è prevalentemente di discendenza maya, il numero di bambini malnutriti raggiunge l'80%.

La piaga del land grabbing. La crisi mondiale dei prezzi alimentari del 2008 ha portato investitori e governi a interessarsi della proprietà della terra, dopo decenni di indifferenza. Questo interesse purtroppo non avviene a tutela dei piccoli coltivatori dei paesi poveri ma favorisce quel fenomeno recente ma ormai diffuso su scala planetaria che viene chiamato "land grabbing", accaparramento delle terre. La corsa alla terra viene fatta da investitori internazionali con l'appoggio dei governi locali, per produrre cibo destinato all'esportazione o alla produzione di biocarburanti, ignorando l'impatto sociale, economico e ambientale che ne consegue, e violando i diritti dei piccoli proprietari terrieri.

E quella dei biocarburanti. Da qualche anno il Guatemala è stato identificato come area adatta alla produzione di biocarburanti da canna da zucchero e da palma. Questo ha dato origine a una nuova ondata di espropriazione dei terreni che ha colpito le poche terre rimaste a disposizione degli indigeni e dei contadini. "Le aree interessate sono proprio quelle delle "montagne del caffè" intorno al Lago Atitlan" continua Emanuel Bran Guzmán. "Per cui quando non vi è un vero esproprio di terre è il basso prezzo del caffè a favorire il passaggio di terre. Il che causa l'urbanizzazione selvaggia che rende città come Guate sempre più povere e violente. Questo è un momento critico per il capitalismo globale che, per continuare a crescere, ha bisogno di accumulare risorse naturali e lo fa attingendo a quelle dei paesi più poveri", sostiene Roberto Sensi, esperto di diritto al cibo di ActionAid 1. "Le grandi imprese private americane ed europee comprano terreni, gran parte dei quali destinati alla produzione di caffè e di prodotti alimentari, e li riconvertono in monocolture intensive destinate alla produzione di biocarburanti" continua Sensi.

La fame congiunturale. "Ma così facendo, alla fame congiunturale, dovuta ai periodi di siccità e ai cicloni che periodicamente investono il paese, si sta affiancando una fame strutturale, che avrà conseguenze drammatiche anche nel lungo periodo." Fino a dieci anni fa il paese era autosufficiente per produzione di mais, principale ingrediente della alimentazione del Guatemala. Oggi, a causa della riconversione delle terre per la produzione di biocombustibile, il 38% del mais è importato, con conseguenze drammatiche per la sicurezza alimentare del paese. Nel settembre 2009 il Presidente Alvaro Colom è stato costretto a dichiarare lo stato di calamità nazionale per fare fronte alla grave crisi alimentare in poche settimane aveva causato la morte di 470 persone.

Il paesaggio non sarebbe lo stesso. "Se qui ci fossero palma africana, canna da zucchero per la produzione di biocombustibile o altre colture intensive" racconta Rainiero Lec, coordinatore di una cooperativa di piccoli produttori di Atitlàn, "il paesaggio non sarebbe più questo. Bisognerebbe tagliare gli alberi che costituiscono le foreste dei vulcani e delle montagne qui attorno, e attingere dal lago le risorse idriche per le coltivazioni. Noi invece stiamo conservando flora e fauna, fungendo da ammortizzatore climatico. Le piante di caffè, dovendo crescere all'ombra, hanno bisogno di alberi. Possiamo dire che con le piantagioni di caffè stiamo anche producendo ossigeno."

Basterebbe il giusto prezzo. Dopo il petrolio, il caffè è la materia prima più commercializzata al mondo, ma solo l'1% del prezzo di una tazzina di caffè consumata al Nord torna a chi l'ha coltivato, il resto viene assorbito dagli intermediari locali, dai grossi esportatori e dalle multinazionali. "Purtroppo gli alberi e il caffè, pur essendo prodotti della natura, non si possono mangiare", prosegue Rainiero. Per vivere abbiamo bisogno di vendere il caffè ad un prezzo giusto. E' come se per noi nativi le cose non fossero cambiate in 500 anni, vendiamo ancora materia prima. Prima ci pagavano con sveglie, braccialetti e specchietti, poi col dollaro, ora con l'euro ma le proporzioni tra il valore di quello che ci prendono e quello che ci danno sono rimaste le stesse".
 

(15 giugno 2012)

Original source: La Repubblica
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