Etiopia: Ashton risponde a eurodeputati italiani, nega furto terre

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land grabbing - foto di boellstiftung


















E' arrivata la risposta di Catherine Ashton, alto rappresentante per gli affari esteri dell'Ue, all'interrogazione degli eurodeputati Pd Silvia Costa, Sergio Cofferati, Patrizia Toia e della Pdl Elisabetta Gardini, sul furto di terre subito dalla popolazione etiope denunciato ad inizio anno dalle organizzazioni non governative Human Rights Watch e Oakland Institute. “La Commissione è consapevole del fatto che in alcune zone dell’Etiopia sono in corso programmi di reinsediamento”, scrive la Ashton, ma “le informazioni raccolte non sembrano avvalorare la tesi secondo cui il processo di reinsediamento non starebbe avvenendo in modo volontario e sarebbe accompagnato da violazioni sistematiche e diffuse dei diritti umani”.

L'interrogazione dei quattro eurodeputati italiani è del 12 febbraio e sottolineava l'interesse europeo nel monitorare le pratiche di riacquisizione dei territori etiopi e l'impatto che tali processi hanno sulla popolazione locale. Una situazione che richiede attenzione dato che, come si ricorda nel documento, “l'Unione, attraverso la Commissione, è tra i principali donatori di aiuti internazionali all'Etiopia”.

Gli europarlamentari si sono appellati al ministro degli esteri Ue citando i dati raccolti da Human Rights Watch, secondo cui, “tra il 2008 e il 2011, l’Etiopia risulta avere ceduto almeno 3,6 milioni di terre (una superficie pari all'estensione dell’Olanda) attraverso il villagization program, sotto le cui insegne il governo etiope, con la falsa promessa di ricollocare le popolazioni in nuove aree provviste dei servizi essenziali, procede all’evacuazione dei suoi cittadini dalle aree cedute agli stranieri, in violazione dei diritti umani sanciti delle convenzioni internazionali”.

Nel rapporto della Ong, pubblicato il 16 gennaio, si denuncia che il land grabbing in Etiopia ha causato la deportazione di 70mila persone, costrette con la forza ad abbandonare le proprie abitazioni, e trasportate in insediamenti sprovvisti di cibo e assistenza medica. Questi dati, scrive Ilfattoalimentare.it, sono stati raccolti in Etiopia e in Kenya nel 2011, tra maggio e giugno, intervistando un centinaio di persone dei campi profughi di Dadaab e di Nairobi, dove vivono i deportati dalle aree destinate all'agricoltura.

Informazioni smentite nella risposta ufficiale dell'alto rappresentante per gli affari esteri Ue, che non riscontra nessuna violazione nel processo di reinsediamento nelle regioni etiopi. Da parte sua la Commissione, attraverso il gruppo di assistenza dei donatori (Dag), “ha fornito al governo etiope il documento Good Practice Guidelines and Principles Regarding Resettlement, sulle buone pratiche internazionali e i principi relativi al reinsediamento”.

Iniziativa ritenuta inutile da Dario Dongo che, su Ilfattoalimentare.it, segue da tempo il problema del land grabbing. Il sito d'informazione inoltre, ricorda  che "esiste ora uno strumento di diritto internazionale, le linee guida FAO per l'utilizzo responsabile delle terre, delle aree di pesca e delle foreste", e che l'Unione dovrebbe obbligare "i governi che ricevono aiuti Ue, ma anche dagli operatori economici e finanziari, nonché i suoi grandi partner commerciali", all'applicazione del documento. 



Laura Viviani
Original source: EurActiv
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1 Comments


  1. Francesco Cecchini
    09 Sep 2012

    Il furto di terre in Etiopia e' un fenome esteso e conosciuto, sponsorizzato dal cane da guardia dell' occidente il defunto e non compianto Meles Zenawi. La risposta della Ashton che difende il regime etiope ha dell' incredibile

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