Rapina delle terre: l'accordo Fao sulla sovranità alimentare dice basta

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Dopo tre anni di intensi negoziati, il Committee on World Food Security [1] della FAO ha finalmente raggiunto un accordo sulle Linee Guida per la gestione dei terreni, delle risorse idriche e delle foreste. Un importante passo avanti per la lotta alla rapina delle terre e l'affermazione del diritto alla sovranità alimentare. Negli ultimi anni, diversi leader dei movimenti sociali per la tutela dei diritti delle comunità locali sulle terre sono stati vittime di omicidi e persecuzioni. Come, in America Latina, Jerónimo R. Tugri e Mauricio Méndez (Panama), Bernardo Méndez Vásquez (Messico), Christian Ferreyra (Argentina) e molti contadini uccisi in conflitti nella regione di Bajo Aguan (Honduras). Herman Kumara, rappresentante del World Forum of Fisher Peoples, minacciato di morte è stato invece costretto a lasciare il suo Paese, lo Sri Lanka. Le trattative sono state difficili poiché i rappresentanti di parecchi governi hanno a lungo insistito nell'affermare che i grandi investimenti agricoli sono in ogni caso essenziali allo sviluppo. Al punto da trascurare, come i fatti dimostrano, le gravi e diffuse violazioni dei diritti umani legate a deportazioni e privazioni delle terre. La pur rilevante tutela della biodiversità, al confronto, sembra poca cosa. Il 9 marzo, al quindicesimo round di negoziati, i membri del Cfs hanno finalmente raggiunto un accordo su The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forest [2]. Un passaggio cruciale, che dovrà venire seguito dalla formale adozione del testo, nei prossimi mesi, e soprattutto dalla sua ratifica da parte dei 191 Stati membri della FAO. I diritti affermati nelle Linee guida attengono alla disponibilità delle terre, a prescindere dal possesso di titoli formali, [3] in capo a chi le ha da sempre abitate e utilizzate. Il riconoscimento dei diritti sulle “terre ancestrali”. Il diritto a preservare i mezzi di sussistenza, strettamente legati alle risorse naturali del suolo e dell'acqua. I diritti umani in generale, troppe volte trascurati all'insegna del profitto straniero e comunque altrui, condiviso semmai solo in parte con politici e funzionari corrotti. I doveri che ne conseguono, per gli Stati che aderiranno alle Linee guida, comportano la ricognizione dei diritti in essere, la loro registrazione e la tutela - anche in sede giudiziaria - contro ogni tentativo di accaparramento al di fuori di ragionevoli accordi con i rispettivi titolari. Trasparenza, governance, rispetto. Con attenzione prioritaria al valore dell'agricoltura locale com presidio essenziale a salvaguardia delle popolazioni e della loro sussistenza. Nella più ampia prospettiva di sconfiggere o quantomeno mitigare la tragedia della fame nel mondo. Attualmente un miliardo di esseri umani ha problemi di accesso al cibo, problemi che si traducono in fame e malnutrizione cronica. 1,4 miliardi di persone vivono con meno di 1,25 dollaro al giorno, 2 miliardi con meno di 2 dollari. Le responsabilità, secondo quanto stabilito nelle Linee guida, vanno estese anche agli operatori economici che realizzano investimenti fondiari, i quali - si ribadisce - non possono esimersi dal considerare l'impatto delle loro attività sui diritti umani inviolabili delle popolazioni interessate. È un primo risultato apprezzabile, dovuto soprattutto all'impegno delle dei 45 rappresentanti delle 20 organizzazioni della società civile (La Via Campesina in testa) che hanno iniziato e condotto per anni questa battaglia [4]. La fase critica è ora quella dell'adesione degli Stati a tali principi e del loro effettivo rispetto, da sottoporre a continuo monitoraggio. Un ruolo fondamentale sarà quello dell'Unione Europea, che dovrà imporre l'applicazione delle Linee guida quale condizione imprescindibile per la stipula e il rinnovo di ogni accordo di libero scambio coi Paesi terzi. Dario Dongo
Original source: Il Fatto Alimentare
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