Etiopia: il land-grabbing avanza. Una petizione al presidente Obama.

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IL FATTO ALIMENTARE | 8.02.2012

Prosegue la rapina delle terre in Etiopia. Ilfattoalimentare.it ne ha trattato anche di recente, riportando le ultime notizie di “Human Rights Watch". Ci sono altre novità, e una piccola occasione per provare a reagire.

Il 27 gennaio lo Oakland Institute ha pubblicato un breve video (guarda alal fine dell'articolo) su quanto sta accadendo nella fertile regione di Gambella. In modo che tutti noi possiamo vedere i villaggi, i volti sorridenti dei bimbi che li abitano, la natura florida. E poi, tabula rasa. I villaggi sgomberati, le gigantesche ruspe degli investitori sauditi e indiani, le nuove dighe e i canali.

Lo Oakland Institute ha anche lanciato una petizione, rivolta sia al presidente degli Stati Uniti Barack Obama che a Rajiv Shah, amministratore dell’Agenzia governativa USA incaricata agli aiuti internazionali (Usaid). Affinché si attivino per fermare la rapina delle terre in Etiopia.

Possiamo unirci anche noi a questo appello, attraverso il link http://www.thepetitionsite.com/7/stop-forced-relocations-ethiopia.

Chiediamo a nostra volta al Governo italiano, alla Commissione europea e ai nostri rappresentanti politici in Italia e in Europa di volersi occupare con urgenza delle gravi violazioni dei diritti umani che sono in corso in Etiopia. Verifichino quanto riportato da Human Rights Watch e dallo Oakland Institute in merito alle deportazioni e alle responsabilità del governo guidato da Meles Zenawi. Vogliano rintracciare l’effettiva destinazione dei circa 3 miliardi di dollari che ogni anno la comunità internazionale dona al governo etiope: assistenza ai bisognosi o deportazioni e repressione dei diritti umani?

Senza dimenticare infine le sorti degli svedesi Martin Schibbye, 31 anni, e Johan Persson, 28, i quali stanno scontando in Etiopia una condanna a 11 anni di prigione per avere commesso reato di “giornalismo”,  né quella del blogger Eskinder Nega, accusato di terrorismo per avere chiesto al governo di metter fine alle torture e riconoscere la libertà di stampa.


Dario Dongo

Original source: Il Fatto Alimentare
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