Accaparramento delle terre: rivolta in Senegal contro un progetto italiano per i bio-carburanti
greenreport.it | 31 ottobre 2011

La cessione di 20.000 ettari di terre a degli investitori italiani di Senethanol, senza una vera consultazione con la popolazione, il 26 ottobre ha provocato una vera e propria rivolta nella comunità rurale di Fanaye, nel dipartimento settentrionale di Podor, nella vallata del fiume Senegal. Negli scontri sono rimaste ferite una ventina di persone, una persona è morta ed una è deceduta successivamente all'ospedale di Ndioum in seguito alle ferrite riportate.

Il primo ministro senegalese Souleymane Ndéné Ndiaye il 28 ottobre ha annunciato che «Il progetto è sospeso», dopo la preghiera alla Mosquée Omarienne di Dakar dove il  Collectif pour la défense des terres de Fanaye aveva mobilitato gli emigrati della zona nella capitale per protestare contro il progetto. Oggi ad occupare le strade sono i lavoratori della Senethanol che protestano contro la sospensione del progetto.

La collera a Fanaye stava montando da mesi: gli abitanti si oppongono ad un progetto italiano per la produzione di bio-carburanti, mentre le autorità locali trattano per attribuire al progetto 20.000 ettari di terre. Ahmadou Thiaw, del collectif de protestation formato dagli abitanti dei villaggi, sottolinea in un'intervista a Rfi che «E' un terzo di tutte le terre coltivabili della comunità rurale. 20.000 ettari sono troppi, questo soffocherà completamente la comunità rurale. E' un progetto che non è percorribile e non è accettabile delle popolazioni». Nel mirino degli abitanti di Fanaye c'è soprattutto il presidente del Conseil rural che ha agito senza una vera concertazione e che accusano di farsi gli interessi propri svendendo la terra agli italiani. Il 26 ottobre durante una riunione del Conseil rural la protesta è degenerata in scontri tra i manifestanti e i difensori del governo locale, con assalti all'arma bianca ed fucili artigianali. La prima vittima c'è stata sul posto ed allora la rabbia della gente è esplosa con l'assalto e l'occupazione dalla Maison communautaire. Thiaw spiega che «Tutti aspettano che lo Stato intervenga per stoppare i lavori. La popolazione difende il suo patrimonio. Le persone sono talmente attaccate alla loro terra».

La cosa sta trasformandosi in scontro politico nazionale: la Ligue Démocratique (Ld) di Abdoulaye Bathily, «Condanna vigorosamente questa politica irresponsabile del Presidente della Repubblica e dei suoi alleati che aspirano a mettere in opera ed inquadrano la svendita sistematica delle risorse fondiarie. Il potere liberista non si preoccupa decisamente delle conseguenze disastrose della sua politica di svendita del patrimonio fondiario della nazione». Secondo i "Jallarbistes"  «20.000 ettari di terre svenduti a privati che vogliono da una parte trasformare i contadini in operai agricoli sottoposti allo sfruttamento ed alla povertà e dall'altra impoverire le terre che costituiscono una ricchezza essenziale per le popolazioni, si deve essere sicuramente un nemico giurato della nazione per compiere un tale atto». Per Bathily, «Questa situazione di viva tensione è ancora più inquietante perché contribuisce all'atmosfera già sulfurea del contesto politico, quella riguardante le non lontane elezioni presidenziali del febbraio 2012. E' venuto il momento che i patrioti da ogni lato si uniscano e si oppongano ferocemente a questa gestione predatrice delle terre che mette in pericolo l'unità nazionale, la stabilità e la pace nel nostro Paese».

Dall'altra parte dello schieramento politico la Fédération nationale des cadres libéraux (Fncl) si dispiace per gli incidenti di Fanaye ma accusa l'opposizione di voler strumentalizzare la rivolta per destabilizzare la Repubblica e lo Stato di diritto con atti di violenza e vandalismo.

La verità è che il regime liberale sta svendendo  la terra comunitaria  e che quello di Fanaye  è solo l'ultimo episodio dopo quelli di Mbane, Sangalkam, Diokoul, solo per citarne alcuni il giornale di Dakar Wal Fadiri spiega che «La bulimia fondiaria è tale che, oggi, la questione fondiaria stessa è diventata una bomba sociale a scoppio ritardato. Venditori di terre, ministri, uomini d'affari, direttori di società, sotto il regime liberista, fanno dei festini fondiari. Ma, ad un livello molto più importante, il fenomeno del land grabbing comincia a corrompere l'ambiente rurale. Una strategia di predazione che prende dimensioni più importanti con l'accaparramento delle terre, su centinaia di migliaia di ettari da parte delle multinazionali e dei Paesi emergenti che si trasformano in nuovi coloni».

In un'intervista a Wal Fadjri, Amadou Kanoute, direttore esecutivo dell'Institut panafricain de recherche, de formation et d'action pour la Citoyenneté, les Consommateurs et le Développement (Cicodev) ha rivelato che dal 19 marzo 2000, quando il  presidente liberista Abdoulaye Wade e la sua famelica cricca hanno preso il potere, in Senegal ci sono cifre che danno i brividi: «650.000 ettari di terreni sono stati svenduti a 17 privati senegalesi e stranieri, tra cui italiani e spagnoli, tra il 2000 e oggi. A questo ritmo, ci si chiede, che cosa la politica attuale lascerà in eredità alle generazioni future».

Quello della Senethanol è solo l'ultimo episodio ed è la faccia visibile di un iceberg fatto di ingiustizia e dolore. Dopo la vittoria dell'opposizione progressista alle elezioni locali del 2009, il ministro della Décentralisation et des Collectivités locales, Aliou Sow, ha istituito 19 delegazioni speciali, con il chiaro intento di bypassare i nuovi amministratori locali e di far man bassa delle terre comunitarie. A  Mbane sono stati svenduti 202.141. 20 ettari, in soli 3 anni a Goana e Reva sono stati concessi ai privati 189.190 ha, più o meno tutta la superficie della Communauté rurale (190.600 ha). Le amministrazioni locali guidate dall'opposizione sono state messe fuori gioco  e le proteste represse dalla gendarmerie, come a Sangalkam, dove il 30 maggio è stato ucciso un giovane, Malick Bâ, durante una manifestazione popolare contro il saccheggio dei 195 km2.del territorio comunitario.

Il governo liberista punta a cancellare le terre "Communauté rurale" dal Senegal, che comprendono pascoli, zone abitate, foreste protette. A luglio i contadini della communauté rurale di  Diokoul hanno occupato le strade per esigere la restituzione dei loro campi accaparrati dalla fattoria Mame Tolla del Presidente della Repubblica Abdoulaye Wade: 2.070 ettari appartenenti a 99 contadini di 4 villaggi: Diokoul, Nguer-Nguer, Yadiana e Dahra. L'esproprio presidenziale ha provocato una migrazione di massa dei bambini dei villaggi a Dakar, alla ricerca di cibo nei mercati o come "schiave domestiche".

L'associazione "Sam sa momel", della comunità rurale di Bambilor, è da diverse settimane sul piede di guerra contro la confisca delle terre da parte della Comico e di altri "promotori" e sta tentando la via giudiziaria con tre denunce contro la distruzione dei loro beni terrieri da parte dei "vampiri fondiari".

Gli scandali fondiari che si ripetono in Senegal sono stati messi insieme in un dossier dell'opposizione e coinvolgono grandi personalità della Repubblica che calpestano la  legge del Domaine National del 1964.
«Queste autorità della Repubblica - dice l'opposizione - si sono fatte attribuire migliaia di ettari, non hanno pagato tasse di confine,e tanto meno hanno avviato una qualsiasi azienda sui queste terre».
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